Contropremio Carver: la giuria litiga e si spacca sui finalisti

E chi lo ha detto che devono essere per forza cinque i finalisti? Chi lo ha stabilito? Esistono regole dalle quali non possiamo uscire, come gabbie invalicabili?
Questo ma non solo durante le lunghe serate che la giuria, guidata da Andrea Giannasi, ha trascorso a litigare su quali libri mandare in finale. Sì, perché la scelta quest’anno è stata difficile e mai come in questa edizione si era creato tanto fermento all’interno della giuria.
I problemi maggiori sulla narrativa dimostrando che “importare” libri di autori stranieri è una pratica che ormai dovrebbe lasciare campo agli italiani che stanno crescendo. E molto.

Ma veniamo ai titoli. Saggistica: in finale vanno sei libri. “Identità femminile e conflittualità nella relazione madre-figlia” di Carla Carotenuto (Metauro), nel quale si corre tra le scritture di Francesca Duranti, Francesca Sanvitale e Clara Sereni, componendo una costellazione tutta declinata al femminile dove l’autrice disegna teorie e metodologie.
In “Alberto Moravia. Il profeta indifferente” Maria Grazia Di Mario (Onyx) raccoglie testimonianze – da Nello Ajello a Mario Monicelli, da Walter Pedullà a caro Lizzani, che aiutano i lettori a conoscere meglio gli angoli dell’autore de “Gli indifferenti”.
Barbara Fabbroni affronta il tema del vuoto con il suo saggio “Solitudine. Il bambino smarrito” (Edizioni Universitarie romane).
In finale anche due saggi che osservano il nostro pianeta: “Apocalypse now?” di Luca Lombroso (Artestampa) – tra paura e società sostenibile – e “Sismografie. Ritornare a L’Aquila mille giorni dopo il sisma” (Effigi) a cura di Fabio Carnelli, Orlando Paris, Francesco Tommasi – dove si cercano di riannodare i fili con la una storia interrotta il 6 aprile 2009.
Infine per la saggistica in finale anche “Votare per chi, votare perché” di Rita Dietrich (IBUC) con prefazione di Paolo Guzzanti. Si cercano tra i filosofi antichi soluzioni ai problemi attuali.

E veniamo alla poesia.
Gaia Gentile “Merimia” (Infinito); “L’istante violento” di Ivanoe Privitera (Giovane Holden); “La libertà secondo Ferruccio Maracas” di Massimiliano Pegorini (Tapirumé); “Spine” di Cristina De Lauretis (Portaparole); “Quando ero piccola mi innamoravo di tutti correvo dietro ai gatti” di Cecilia De Angelis (Senso inverso); “Così nuda” di Barbara Serdakowski (Ensemble).
Tanti buoni componimenti e tanta buona lettura davanti e dietro.

Come dicevamo la sezione che ha diviso i giurati è quella della narrativa. Tanta, tantissima, qualità, con autori che hanno coinvolto e sconvolto i lettori. Le narrazioni sono ricercate e ogni scrittore ha proposto stile e personalità, dimostrando e offrendo un bagaglio di letture e studio.
In finale corrono sgomitando (questo è il caso di dirlo) “Inverno inferno” di Riccardo Battaglia (Foschi) con prefazione di Eraldo Baldini che ne dipinge i tratti frizzanti e fantasmagorici; “E qualcosa rimane” di Nicoletta Bortolotti (Sperling & Kupfer) nel quale due sorelle si ritrovano per riannodare i fili di un amore assoluto; “La cura dell’attesa” di Maria Pia Romano (Lupo) che si domanda “cos’è l’amore” cercando risposte in un mare di parole; “L’eredità di Anna Freud” di Roberta Calandra (Controluce) con due donne diverse, incomplete e inquietanti al capezzale di un’ombra; “Latte acido” di Rossella Luongo (edizioni della sera) nel quale Roberto il protagonista, cerca di risollevare un’esistenza composta da “sogni bucati”. Interessante che una scrittrice dia voce a protagonisti maschili. In finale anche “Mea culpa” di Alice Malerba (Cartacanta), una raccolta di racconti dove la distanza diventa pretesto per cercare di ridurre gli spazi.

La giuria – e questa volta senza litigare – ha deciso di assegnare due premi speciali. Il primo a “La Dea che inventò la sera” di Renzo Piccoli (Armando), un libricino di filastrocche che contiene una preziosa prefazione di Giorgio Celli; il secondo a “Social zoo” di Aldo Putignano (Homo scrivens) per aver riproposto in maniera eccellente il genere del romanzo epistolare. Originale e divertente la nota del filologo dove si racconta del ritrovamento di una busta “di centimetri 50×35 contenente più di un centinaio di lettere di diversa misura e dimensione”. Lorenzo, il destinatario delle missive, è deus ex machina ma anche vittima di mittenti invadenti, ironici e petulanti.

Appuntamento per la premiazione il 20 ottobre alle ore 17 presso la Cittadella della Musica di Civitavecchia nell’ambito del festival del libro “Un mare di lettere”.

Info e note
www.prospektiva.it/carver.htm
redazione@prospektiva.it

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